L’importanza dell’intelligenza emotiva

Emozioni: a cosa servono e dove si trovano

Spesso confuse con i sentimenti, le emozioni sono quegli stati interni che viviamo e che si esprimono attraverso 4 livelli:

  • attivazione fisiologica
  • modificazioni cognitive
  • comportamento
  • espressioni facciali

Esse sono universalmente riconosciute e caratteristiche dell’essere umano.

Le emozioni hanno una funzione altamente adattiva per l’uomo e gli permettono di interagire con l’ambiente in maniera funzionale. Ogni emozione ha la sua ragion d’esistere e ci aiuta a far fronte a diverse situazioni che la vita ci pone davanti. La loro sede si trova in quello che è il sistema limbico, una struttura molto primitiva e ben nascosta proprio per la sua grande importanza oltre che per la forte necessità di proteggerla dalle minacce del mondo esterno.

Secondo la teoria del cervello trino di Paul Maclean, questa struttura si è andata formando a partire dal “cervello rettiliano”, che rappresenterebbe il sistema più antico del nostro cervello, situato e sviluppato a partire dal tronco encefalico. Questa struttura non è in grado né di pensare né di ragionare ma di fornire le risposte necessarie alla sopravvivenza grazie all’istinto.

Cervello trino di Paul Maclean

Dal successivo sviluppo del sistema limbico, e quindi delle emozioni, abbiamo ereditato due super poteri che ci hanno poi permesso di sviluppare tutte le nostre funzioni di esseri viventi “”superiori””: la memoria e l’apprendimento. Con l’Homo Sapiens si è gradualmente andata a configurare la neocorteccia, struttura più “recente” e “raffinata” del cervello rettiliano, formata da numerosissime connessioni che costituiscono i livelli cerebrali superiori. Ad oggi questa teoria è stata più volte controbattuta a fronte di un collegamento in nesso circolare tra cervello emotivo e razionale che si influenzano reciprocamente seguendo modelli di interazione non lineare.

Ad ogni modo, una volta sviluppata questa struttura, l’uomo ha potuto poi migliorare tutte le sue capacità di elaborazione fine, di pensiero e di ragionamento (metacognizione), che gli hanno consentito di sopravvivere alle numerose avversità che si sono presentate nel tempo, fino ad arrivare ai giorni nostri. Grazie alla neocorteccia siamo in grado di sperimentare una numerosa gamma di espressioni emozionali che rendono la nostra vita così ricca di varietà e di capacità di risposta.

L’evoluzione sociale

Con l’evoluzione ad animale sociale, seguita da una sempre più fine specializzazione della neocorteccia, l’essere umano ha acquisito un gran numero di abilità, che comprendono anche quelle più genericamente definite “interpersonali” e morali. Lo sviluppo della moralità, del senso civico e quindi della capacità di relazionarsi con gli altri ci hanno inizialmente permesso di vivere in grandi tribù per poi, nei secoli, diventare aggregazioni sempre più numerose fino ad arrivare alla società dei giorni nostri. Intuitivamente e razionalmente parlando, tutto questo percorso che il nostro cervello ha fatto per portarci ad essere ciò che oggi siamo sembra essere a tutti gli effetti una grandissima evoluzione in positivo che ci ha permesso di raggiungere la tanto bramata supremazia di cui crediamo di godere.

E il sistema limbico?

Cosa ne è stato però del nostro sistema limbico durante tutto questo sviluppo? È rimasto li a svolgere sempre le stesse funzioni con lo stesso potenziale ed intensità?

Il ruolo del sistema limbico è continuato ad essere quello di sempre, ovvero un regolatore emozionale, un sistema pronto a fornire la risposta adatta a livello istintivo. Il “problema” che si è però configurato è stato quello dell’evolversi di un ipercontrollo della neocorteccia su questa struttura arcaica e pulsionale. Lo sviluppo fine delle abilità sociali ci ha reso sempre più razionali e sempre meno istintivi. Ciò nonostante, in determinate occasioni, ci sembra di perdere il controllo di questo pilota automatico, come se agissimo in maniera slegata e “irrazionale”. Proprio in quei momenti succede che il nostro sistema limbico si fa avanti, prende in mano le redini della situazione ed agisce per istinto. Solitamente questa condizione si verifica soprattutto nelle circostanze che coinvolgono la rabbia e la paura, dovuto al fatto che l’amigdala (cerchiata in rosso), nucleo interno al sistema limbico, resta tutt’oggi una struttura altamente responsiva a queste tipologie di stimoli.

Amigdala

Una sorta di involuzione

Per quanto tutto ciò suoni perfettamente in linea con un’ottica darwiniana, visto da una determinata prospettiva si potrebbe addirittura parlare di un’involuzione. Questo perché, raffinando sempre di più l’uso della neocorteccia, abbiamo “sotterrato” un sistema molto più arcaico ed intuitivo. Nell’immagine sottostante questo sistema, formato da più nuclei, viene indicato in blu, verde, viola e rosa, e risulta ben evidente la sua posizione in strutture ben protette ed interne.

Sistema limbico e neocorteccia

Le frecce in rosso rappresentano invece lo scambio di azioni (di attivazione ed inibizione) che avvengono tra la neocorteccia ed il sistema limbico. Questo complesso sistema di azioni si autoregola e ci permette di interfacciarci in maniera adattiva con l’ambiente circostante, tenendo sotto controllo le risposte emozionali in modo da fornire sempre la risposta più funzionale possibile. A volte però, la risposta più funzionale e controllata non rispecchia a pieno quella che è la nostra reale volontà. A volte ciò che sentiamo e proviamo nei confronti di un evento, una persona, una situazione non corrisponde alla risposta che diamo. In questi casi si verifica un’incongruenza, agiamo cioè seguendo quella che è la risposta “ideale”, “attesa”, “socialmente accettata”.

Perché questo è un problema?

Sarebbe troppo complicato stare ad elencare l’infinita gamma di conseguenze che può comportare il fatto di prendere decisioni che non rispettano la nostra reale volontà, poiché probabilmente andrebbe riportata una lunga lista di trattati tra cui: uno di psicopatologia, uno di psicosomatica, uno di malattie cardiovascolari e via discorrendo.

Mi limiterò quindi ad accennare che se la parte più profonda, istintiva e pulsionale che possediamo desidera ardentemente qualcosa e noi glielo proibiamo, possiamo solo immaginare quale sarà la sua reazione.

L’attivazione dal punto di vista neurochimico e neurofisiologico che il nostro sistema limbico avrà non andrà scomparendo nel nulla se la neocorteccia gli impone la sua volontà. Si andrà invece ad attivare un complesso sistema di frustrazione e desiderio di rivolta che il nostro corpo in qualche modo tenderà ad esperire. Ognuno di noi, proprio per il fatto che esiste un’enorme differenza interindividuale, reagirà a queste proibizioni in maniera distinta e metterà in atto comportamenti disfunzionali con la tendenza a raggiungere ciò che le nostre emozioni desideravano.

Quindi come mi comporto?

Questo non va tradotto con “agisco sempre facendo ciò che mi dice il cuore” ignorando quelle che sono le norme sociali o “agisco nel rispetto delle le mie emozioni” a discapito del rispetto per gli altri. Significa piuttosto imparare a dare più importanza, valore ed ascolto a ciò che sentiamo e proviamo.

Senza dubbio si tratta di un compito molto difficile da intraprendere da soli, anche (e non solo) per il fatto che fin da quando siamo bambini ci vengono imposte delle regole e dei comportamenti da rispettare perché “è giusto così”. Ma se un bambino si sente triste perché il suo gioco si è rotto, egli ha tutto il diritto e la libertà di sentirsi triste, piangere e disperarsi. Se un bambino è arrabbiato perché gli è stato imposto di fare qualcosa che non desiderava fare, è giusto che sia arrabbiato e compreso nella sua rabbia.

È importante quindi cancellare dal senso comune il concetto di “cattivo bambino perché capriccioso/impulsivo/disobbediente”. I “capricci” di un bambino rappresentano le sue emozioni più profonde proprio perché la sua neocorteccia ancora non si è sviluppata del tutto. I bambini sono in grado, in maniera naturale, di esprimere le loro emozioni in maniera genuina e sincera. È importante accogliere questa loro abilità e supportarla per crescere dei futuri adulti più consapevoli ed emozionali.

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